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Archive for novembre, 2011

Gothic (1986)

by morettafra on nov.30, 2011, under Horror, Recensioni Film


1816 Ginevra. A Villa Diodati spinti dalla noia e dalla lettura di alcune storie di fantasmi i poeti Percy Bysshe Shelley e Lord Byron,le loro amanti Mary e Claire e il medico di Byron John Polidori decidono di effettuare una seduta spiritica usando un teschio dissoterrato dai domestici.Finiranno con il materializzare una creatura summa delle paure e pazzie che li perseguiterà per un intera notte…
Ken Russell è un regista di cui in passato ho visto poco o niente.Colpevolmente ho sempre trascurato o rimandato pigramente la visione dei suoi film fino a questa settimana.Russell è morto e questa è stata la sveglia che mi ha spinto a iniziare a recuperare i suoi film. Ma come approcciarmi ad un regista per me nuovo,da quale iniziare?La scelta cadde su Gothic film in cui Russell racconta a modo suo la famosa notte a Villa Diodati in cui presero forma due capolavori letterari Il Vampiro e Frankenstein.Partire da questo film (in barba a cronologie o percorsi) mi sembrò un modo ideale vista la mia passione per il gotico. E in effetti Russell gioca con molte immagini e topoi della letteratura gotica come fantasmi,poeti dannati e decadenti,segrete,apparizioni e teschi. Oltre a questo arsenale macabro Russell riesce a creare una serie di immagini allegoriche e disturbanti che compaiono in modo caotico per tutta la durata del film. Come quando Polidori si materializza in cima alle scale accompagnato da una capra o quando inquadra squarci della villa in cui si muovono i più svariati animali:pesci,serpenti e babbuini. Oppure quando cita in una sequenza (la più famosa del film) L’Incubo di Fuselì.Ma si era parlato di immagini disturbanti ed ecco quindi che una posseduta Claire sfoggia dei seni occhiuti e Shelley spara ad un proprio doppelganger dal viso d’argilla.L’intera pellicola è permeata da un continuo gioco di rimandi in cui le fantasie dei poeti si mischiano con la realtà,divenendo spesso indistinguibili. In una scena durante un temporale i nostri vedono materializzarsi un apparizione che risulta essere l’ombra di un albero incenerito da un tuono. Shelley (che è descritto come ossessionato dalla forza delle folgori) proclama che la potenza del tuono lo ha quindi reso vivo,ma Byron lo corregge dicendo che il tuono lo ha solo animato è stata la loro fantasia a dargli vita. A generare una creatura. E saranno loro stessi con la loro seduta spiritica a generare qualcosa in un supremo atto immaginativo che avrà enormi conseguenze.Shelley inizierà a vagare per la villa terrorizzato all’idea di addormentarsi. Polidori vittima di una sorta di repressione (e forse di un infatuazione omosessuale per Byron) prima si ferirà volontariamente per bere il proprio sangue e poi verrà aggredito e morso sul collo da una creatura. Byron invece cerca di manipolare il resto del gruppo cercando di sedurre prima Shelley e poi Mary e di negare le apparizioni.Claire invece appare letteralmente posseduta arrivando a ridursi in uno stato animalesco. Mary invece si confronta con il suo tormento personale,la morte della bambina avuta da Shelley e nata prematura.(e non è un caso che il racconto da lei letto in serata parli di una madre che vede una visione spettrale ghermire il proprio bambino).La creatura generata dalla loro fantasia per lei coincide con la sua creatura a cui invece non è stata in grado di dare la vita. E che si materializzerà chiamandola. L’intera folle notte rimarrà impresa nella mente della giovane portandola alla creazione del suo capolavoro. La visione dell’intera pellicola è caotica e folle,quasi a sottolineare la pazzia in cui cadono i protagonisti una volte scatenate le loro più intime paure.
Il cast azzeccato come non mai, Gabriel Byrne sembra essere nato (come Julian Sands) per interpretare il poeta maledetto regalandogli anche una patina di malinconia. Myriam Cyr è una Claire folle già all’inizio,mentre Timothy Spall interpreta un Polidori ambiguo. Natasha Richardson è convincente nel ruolo di Mary e nella sua lotta contro il proprio senso di colpa.
Una visione decisamente consigliata.
Ken Russell\’s Gothic Trailer

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La Notte dei Diavoli (1972)

by morettafra on nov.25, 2011, under Horror, Recensioni Film, Vampiri


1972.Nicola un commerciante di legname rimane a piedi a causa di un incidente d’auto mentre attraversa la Jugoslavia.In cerca d’aiuto viene ospitato da una famiglia di contadini che però nascondono qualcosa…
Il racconto di Aleksei Tolstoj I Wurdalak era già stato adattato per il cinema da Mario Bava nel suo I tre Volti della Paura come episodio centrale.Giorgio Ferroni veterano del nostro cinema (suo è una perla del gotico italiano Il Mulino delle donne di pietra) ne riprende la trama alllargandola e ambientadola in epoca contemporanea.A differenza del racconto originale a portare con se il contagio vampiresco è una strega,amante del fratello del capofamiglia Gorka.Dopo l’eliminazione del sua amato la strega continua ogni a notte a perseguitare la famiglia,spingendo Gorka ad affrontarla.Pur trionfando sulla strega Gorka viene infettato portando il contagio tra le pereti della sua casa.In mezzo a questa situazione troviamo Nicola un uomo moderno che pur percependo qualcosa di angoscioso non riesce a credere a quelle che per lui sono solo superstizioni.Salvo ricredersi quando ormai troppo tardi per tutto.Perfino per riuscire a salvare la giovane Sdenka di cui è innamorato.Nonostante l’ambientazione moderna la storia è quasi come se si svolgesse in un altro mondo,arretrato e carico di superstizione.Merito dell’ambientazione,un bosco descritto in modo minaccioso e delle condizioni di vita dei contadini,arretrate,completamente isolate da un qualsiasi segno di modernità.Una testa scarnificata di bovino,una sepoltura misteriosa immagini che contribuiscono a rendere il clima opprimente che incombe su questa famiglia e Nicola.Difficile dimentire la sequenza in cui la strega scava a mani nude nella tomba del suo amante…
I vampiri di questo film sono i Wurdalak del folclore russo ben lontani quindi da certo immaginario cinematografico.Per certi aspetti sono simili ai morti viventi de La Notte dei Morti Viventi,lividi ma minacciosi.E anche il finale ha in se qualcosa della beffardia del finale de La Notte dei Morti Viventi.Completa il tutto la colonna sonora di Giorgio Gaslini.

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I Felini di Australia e Nord America

by morettafra on nov.23, 2011, under Il Bestiario


Dopo aver parlato dei felini della Gran Bretagna passiamo ora ad occuparci dei loro avvistamenti in altre parti del mondo ovvero America e Australia. In Ontario (Canada) ad esempio negli anni 70-80 vi furono molti avvistamenti di grandi felini spesso identificati come dei Puma.Si parlo anche di un puma nero avvistato e fotografato a Brockville,ma come spesso succede in questi casi la foto non è abbastanza nitida per verificare la realtà di questi avvistamenti.
Nei primi del novecento l’Arkansas fu teatro di numerosi avvistamenti di grossi gatti neri e stando al New York Herald Tribune nel 1922 a Larchmont nei pressi di New York la popolazione locale fu spaventata dagli avvistamenti di un big puma e dei suoi piccoli. Spesso in realtà ad un esame accertato i supposti felini risultarono essere dei coyote o dei cani,ma alcuni hanno anche tirato in ballo l’ipotesi che si trattasse di esemplari ancora in vita di leone preistorico.
D’altronde in Australia la situazione diventa ancora più spinosa per un semplice fatto:in quel continente i felidi non fanno parte della fauna locale. La maggior parte dei mammiferi Australiani sono difatti marsupiali. Eppure in The Wild Animals of Australia di Burrell e Le Souf viene descritto un grosso felino marsupiale dal manto striato. Descrizione basata su alcuni avvistamenti.
Nel 1870 il magistrato di Cardwell nel Queensland B.G.Sheridan stava passeggiando con il figlio quando il loro cane inizio ad abbaiare contro uno strano animale.Il figlio del magistrato lo descrive con un muso simile a quello di un gatto,una lunga coda e il corpo striato di nero e giallo dai fianchi al ventre.

Ad Atherton invece una tigre marsupiale penetra in un allevamento e viene uccisa. Stando al naturalista George Sharp che ne esamino i resti dal muso alla coda misurava un metro e mezzo. Lo scrittore J.L.Idriess fu testimone di un altro avvistamento. Mentre passeggiava la sua attenzione fu attirata da un canguro acquattato nell’erba. All’animale mancava una zampa e prima che lo scrittore potesse domandarsi chi era il responsabile un grosso felino striato balzo addosso all’animale per divorarlo.Idriess fuggì impaurito dal suo ruggito. Tempo dopo avvistò un secondo esemplare morto.Accanto ai suoi resti vi era un cane forse il responsabile della sua morte.
Vi sono stati anche avvistamenti di felini in altre zone del continente. Come a Bomaderry nel Nuovo Galles del Sud dove un locale avvisto un animale nero simile ad un gatto ma più grosso di un dobbermann.Lo stesso uomo una sera nei pressi di una segheria udì un verso simile a quello di una gatta che chiama i piccoli e vide una grossa ombra seguita da due più piccole.Cropper e Gillroy due crptozoologi studiando questi avvistamenti hanno ideato una loro teoria seconda la quale questi felini sarebbero dei veri puma appartenuti ai militari americani stanziati in Australia nella seconda guerra mondiale. Anzichè sopprimere gli animali alla loro partenza gli avrebbero invece lasciati vivi.
Ma le Blue Mountains furono invece teatro degli avvistamenti di un grosso felino descritto come un leone. Nel distretto di Mulgoa un agricoltore ne uccise un esemplare piuttosto giovane delle dimensioni di un gatto e dai canini molto sviluppati. Le autorità lo etichettarono come un gatto deforme. Ma nel 1945 alcuni uomini si imbatterono in quattro animali simili a leoni. Gli indigeni li chiamano Warrigals e sarebbero noti per le loro razzie di bestiame. Le impronte ritrovate somigliano a quelle del thylacosmilus un marsupiale carnivoro estinto da quindicimila anni.Animale che in effetti possedeva dei canini particolarmente sviluppati. Ne sono dunque sopravvissuto degli esemplari?Per ora non sono emerse prove a sostegno di questa tesi.

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Pun mesec nad Beogradom (1993)

by morettafra on nov.21, 2011, under Horror, Recensioni Film, Vampiri


Primi anni novanta.La Serbia come altri paesi dell’Est Europeo è dilaniata dalla guerra.Come spesso capita registi e scrittori cercano di rielaborare quello che sta succedendo con la lente del fantastico.E in questo tentativo si inserisce questa anomala pellicola,il cui titolo tradotto liberamente significa Luna Piena sopra Belgrado.Seguiamo cosi le peripezie di Aleksa un giovane giornalista per un magazine sull’occulto.Al fine di sfuggire alla leva obbligatoria Aleksa lavora di notte passando le giornate nascosto in casa dei genitori.Fino a quando il suo migliore amico Djordje scompare (probabilmente prelevato di forza e spedito sul fronte).Ritrovatosi presto inseguito dall’esercito e privo di un rifugio Aleksa accetta l’offerta di lavoro di una vecchia e strana donna Mrs. Kosara che in cambio della catalogazione dei volumi della sua biblioteca potrebbe offrirgli ospitalità e quindi il tanto agognato rifugio.Troppo bello per essere vero.E infatti presto Aleksa inizia a fare strani sogni in cui Djordje lo avverte di diffidare da Mrs. Kosara e dal di lei marito,che non sono quello che sembrano.Inutile dire che purtroppo Aleksa scoprira sulla sua pelle la vera natura dei due anziani coniugi…
Come dicevo all’inizio il film nasce dal tentativo di rielaborare la guerra che i Serbi vivevano sulla loro pelle in quel periodo tramite l’uso di figure fantastiche legate al folklore della zona ovvero vampiri e ritornanti.Vampiri che sfrutterebbero il conflitto per procacciarsi prede tra i giovani inviati al fronte.Di fronte alla sua scoperta Aleksa si trova solo,non può contare sulle autorità perchè ricercato dai militari nè sui pochi conoscenti rimasti (come la sua ex-fidanzata) perchè nessuno crede al suo racconto.Cerca anche di ottenere con scarsi risultati l’aiuto di alcuni preti.(unico momento con venature comiche del film)I suoi incubi sono surreali feste dei morti,piene di invitati dal volto pallido in cui Djordie e un altro suo amico morto sul fronte gli parlano esibendo le ferite riportate in guerra e i morsi dei vampiri.Venendo ai vampiri il regista gli raffigurà più simili alla versione folkloristica,due vecchi che nel loro naturale aspetto esibiscono pallore e labbra nere.Piuttosto laidi e sgradevoli con l’abitudine di accumulare antichità nella loro casa.
L’idea poi di collegare i vampiri alla guerra non era stata particolarmente usata all’epoca e risulta congeniale al film. Il vero vampiro in fin dei conti è la patria stessa che pur di continuare a esistere non esita a inviare al sacrificio i propri giovani sembra dire il finale,beffardo e non positivo.
In definitiva un buon film,non perfetto ma interessante e destinato a poca fortuna.Per i suoi contenuti dichiaratamente anti-bellici venne poco distribuito.Recentemente in patria è stato riedito in Dvd,mentre per chi fosse intenzionato a vederlo è presente diviso in spezzoni su You Tube in lingua originale.

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La Collina dei Conigli (1978)

by morettafra on nov.14, 2011, under Recensioni Film

 “Ascolta, El-ahrairà. Il tuo popolo non potrà dominare il mondo intero, perché io non lo permetto. Tutto il mondo sarà vostro nemico. E chi t’acchiapperà, t’ammazzerà, Principe dai Mille Nemici. Però prima dovranno pigliarti. Tu sei bravo a scavare e veloce nella corsa, principe, d’udito fine e tutti i sensi all’erta. Sii dunque astuto e inventa stratagemmi, e il tuo popolo mai verrà distrutto”.
Bella frase vero?E pensare che viene da un film che ha per protagonisti dei conigli.Animali di norma non associati al coraggio.Inoltre spesso quando si realizzano film con protagonisti degli animali si scade nel più innocuo politically correct.Ma grazie a Dio (o a Frits come direbbero i conigli) questo non succede con la pellicola di Martin Rosen.Tratta dal romanzo di Richard Adams il film racconta l’epica di un gruppo di conigli alla ricerca di una nuova casa.Tutto inizia con Quintilio un giovane coniglio che ha visioni inquietanti circa il futuro della conigliera in cui vive.Di fronte ai suoi occhi ombre minacciose si addensano e i prati si macchiano di sangue.Con l’aiuto del fratello Moscardo cerca di allertare il capo della loro colonia ma di fronte all’incredulità di quest’ultimo i due si trovano costretti (insieme ad altri) a partire di nascosto ostacolati dall’Ausla.(La casta militare dei conigli)Al gruppo si unisce anche Parruccone capo dell’Ausla e unico guerriero del gruppo.Inizia cosi un lungo viaggio alla ricerca di una nuova patria in un mondo irto di pericoli e predatori.Perchè in fin dei conti come recita la frase riportata all’inizio il mondo intero è pieno di nemici per un coniglio.Il peggiore dei quali è l’uomo.In un viaggio epico degno di poemi come l’Eneide o l’Odissea Moscardo e i suoi compagni troveranno la loro patria promessa in una maestosa collina (la Watership Down del titolo originale) ma come accade proprio nei poemi epici le loro peripezie sono lungi dall’esseresi concluse…
Nel romanzo Adams caraterizza la società dei conigli con elementi umani quali caste,una religione e un linguaggio specifico il Lapino.Sono conigli che inseguono i sogni e le ambizioni degli Uomini.(un pò come i cani di un suo altro libro The Plague Dog alla ricerca di un altro grande fantasma inseguito dall’uomo la libertà)In questo film tutto rimane,niente viene edulcorato.Perchè la Collina dei Conigli sa essere violento.Violento negli scontri tra Moscardo e i suoi e gli Elfrani altra tribù di conigli comandata dallo spietato Velnavia.(Un cattivo di tutto rispetto non dissimile dai grandi dittatori del novecento)Conigli strozzati dal fil di ferro o che si scannano tra loro.Ma d’altronde puo forse una grande epica essere priva di momenti crudi e realistici?Perchè il vero cuore di questo film sta proprio nelle grandi storie dell’Umanità,in quei grandi racconti antichi di viaggi e di eroi che fondano città.Moscardo quindi come novello Enea o Romolo e Watership Down come Roma o centinaia di altre città del passato.Abbiamo pure il vate,il veggente spesso ignorato in Quintilio le cui visioni si riveleranno molto utili per il gruppo.Inizialmente la regia doveva essere di John Hubley spirato nel ’77.(e di cui resta la sequenza fiabesca dell’inizio)Il timone passa quindi a Martin Rose che opta per uno stile meno cartoonesco e più naturalistico.Concedendo di antropomorfizzare solo le espressioni degli animali a beneficio di una maggiore emotività.I luoghi si rifanno fedelmente ai veri paesaggi dell’Hampshire o sulle mappe realizzate per il libro.I paesaggi vengono realizzati con una tecnica simile all’acquarello.Da segnalare anche un brano della colonna sonora Bright Eyes cantato da Art Garfunkel.Ma siete ancora qui?Correte a vederlo,non ve ne pentirete. 

La vera Watership Down

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L’Uomo Lupo nel folkore popolare

by morettafra on nov.10, 2011, under Il Bestiario


Parliamo di lupi mannari questa volta.Ma non dei lupi mannari a cui ci ha abituato la fiction ma della loro incarnazione originale che da secoli infesta i miti e le leggende popolari.
Iniziamo quindi eliminando gli elementi introdotti da cinema e letteratura.I film ci hanno abituato all’idea che nella loro forma ferina i licantropi siano dei veri e propri lupi antropomorfi spesso con addirittura gli abiti addosso.Nel folklore invece un licantropo muta in un comune lupo,che si differenzia dai lupi normali per una taglia superiore e altri particolari che però variano da fonte a fonte.(Secondo alcuni racconti i licantropi non avrebbero coda,mentre per altre manterrebbero una dentatura umana anche in forma lupesca)
Anche la trasformazione,momento topico di molti film e racconti avverrebbe in modo diverso.Stando alla tradizione popolare nei lupi mannari il pelo cresce all’interno del corpo e quindi il licantropo muterebbe ribaltandosi come un guanto.All’incirca
così.
(In epoche passate proprio a Pavia si verificò un macabro episodio connesso a questo particolare,un uomo sospettato di Licantropia fu smembrato per trovare la pelliccia all’interno)

Veniamo quindi ad un altro aspetto importante della licantropia,come si diventa licantropo.Scordatevi la storia del contagio per morso. Per la tradizione popolare si diventa licantropi per nascita o in seguito a determinate condizioni.In merito alla nascita erano licantropi i figli di licantropi,i settimi figli di settimi figli e coloro che nascevano di Natale.(Vecchio tabù religioso secondo il quale nascere lo stesso giorno del Cristo era sacrilegio)
In merito invece alle condizioni particolari:
-Praticare la stregoneria oppure stringere un patto con il Diavolo.Entrambe le pratiche avrebbero permesso di ottenere un indumento di pelle lupo che indossato avrebbe consentito la trasformazione.
-Dormire all’aperto in una notte di luna piena.
-bere l’acqua tratta dall’orma di un licantropo
Inoltre un licantropo presenterebbe dei segni distintivi anche in forma umana quali orecchie a punta,sopraciglia che si incrociano,irsutismo e il dito anulare più lungo del medio.
Un tema molto dibattuto dalle autorità religiose nel medioevo era l’esatta natura dei licantropi.Secondo alcuni i lupi mannari non erano creature fisiche,ma bensì una sorta di proiezione astrale. Il licantropo anziché trasformarsi disgiungeva il proprio spirito dal corpo e quest’ultimo si manifestava in forma lupesca.Questa tesi era però smentita da altri che tiravano in ballo il fenomeno dello sdoppiamento della ferita:ovvero una ferita inflitta al lupo mannaro nella sua forma lupesca si sarebbe replicata nella sua forma umana.(Cosa impossibile per uno spirito)

Infine i punti deboli di un lupo mannaro. Mentre nella fiction solo l’argento ha effetti letali per queste creature il licantropo folclorico può essere ucciso con metodi normali.Anzi in alcune versioni come ad esempio nel sud Italia o in India (parlando di tigri mannare) non può salire le scale.
Concludendo gli uomini lupi della tradizione sono creature ben diverse dall’immagine moderna creata dal cinema e spesso legati alla stregoneria.Come si è giunti all’attuale versione è un’altra storia… 

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I miei 5 Dracula preferiti

by morettafra on nov.08, 2011, under Classifiche, Horror, Vampiri


Data la mia passione per il romanzo di Bram Stoker nel corso degli anni mi è capitato di vedere molte trasposizioni filmiche.Dopo aver predisposto la giusta colonna sonora ecco le mie cinque versioni favorite.
DRACULA (1979) di John Badam
Ispirata alla versione teatrale di Deane e Balderston questa trasposizione si avvale di musiche composte da John Williams e di un cast che comprende Laurence Olivier,Donald Pleasence e Frank Langella nel ruolo del Conte.Il suo Dracula è meno ferino rispetto a quello di Lee,più un raffinato seduttore dal cuore nero.Ciononostante i momenti terrorizzanti non mancano (come l’apparizione di una Mina vampirizzata) e la performance di Langella convince in pieno.(Langella tra l’altro era già stato Dracula a teatro)

DRACULA (1973) di Dan Curtis
Trasposizione televisiva realizzata dal papà di Dark Shadows con sceneggiatura scritta dal grande Matheson.Jack Palance interpreta un Dracula crudele ma anche romantico e tormentato che ritrova in Lucy la reincarnazione della donna amata.(Particolare ripreso da Coppola nella sua versione)Questa è anche una delle trasposizioni più fedeli al romanzo.

COUNT DRACULA (1977) di Philip Saville
Sceneggiato televisivo realizzato dalla BBC con incredibile cura e rispetto del romanzo.(Tanto da essere per me la versione più fedele)Qui Dracula è interpretato da Louise Jordan (celebre per aver interpretato Kamal Khan in Octopussy).Come per Langella anche il suo Dracula è più seduttivo ma con un aurea di minacciosità.

HORROR OF DRACULA (1958) di Terence Fisher
L’inizio del ciclo su Dracula della Hammer e uno dei capolavori indiscussi di Fisher.Il film che rese la Hammer (e Christopher Lee) un fenomeno internazionale.Il Dracula di Lee è forse il più filologico mai interpretato sul grande schermo.Aristocratico,ferino e crudele.

NOSFERATU (1979) di Werner Herzog
Remake di uno dei più grandi film della storia del cinema,ne riprende la trama ma non le tematiche e i riferimenti pittorici.(qui alla sccuola fiamminga)Ipnotico,con in sottofondo musiche religiose e una colonna sonora realizzata dai Popul Vuh vanta anche uno dei miei finali preferiti.

ONOREVOLI MENZIONI

EL CONDE DRACULA  (1970) di Jess Franco.

IL BACIO DI DRACULA (2002) di Roger Young.

BRAM STOKER’S  DRACULA  (1992) di Francis Ford Coppola.

FUORI SCALA

NOSFERATU (1919) di F.W.Murnau.

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Distruggete Frankenstein! (1969)

by morettafra on nov.04, 2011, under Horror, Recensioni Film


Distruggete Frankenstein! rappresenta il punto più alto raggiunto dalla saga Hammeriana del Barone nonchè uno dei titoli migliori realizzati da Terence Fisher.Dopo le precedenti disavventure Victor Frankenstein si nasconde a Londra.Con la complicità di una giovane coppia (complicità ottenuta con il ricatto) Frankenstein decide di far evadere dal manicomio in cui è rinchiuso il Dr. Brandt un tempo luminare della scienza ora impazzito.Il Barone intende farlo rinsavire tramite un trapianto di cervello,ma non tutto va come programmato…
Questo film porta a termine un processo di crescita ed evoluzione del personaggio di Frankenstein condotto da Fisher e dal grande Peter Cushing.Il Barone Frankenstein è ora un personaggio negativo a tutto tondo quando nei film precedenti aveva mostrato anche sprazzi di umanità.(Assumendo un ruolo positivo nel film precedente La Maledizione dei Frankenstein.)Arrogante,cinico e crudele il Barone non si fà problemi a ricattare e uccidere,arrivando addirittura allo stupro.(In una scena voluta dal produttore Carreras ma contestata e odiata sia da Fisher che da Cushing)Ma come si diceva questa è la naturale evoluzione del personaggio in seguito ai rifiuti e le sconfitte subite nei capitoli precedenti.In seguito al clamore suscitato dalle operazioni di trapianto del periodo si scelse di porne una al centro del film.Elemento che Fisher usa per tratteggiare con la sua consueta abilità una nuova creatura nata dalla mente di Frankenstein.Nei film di Fisher il mostro si distingue sempre dal prototipo Universal per aspetto e soprattutto per la profonda umanità che trasparre dagli occhi.(unita alla consapevolezza di essere un diverso)In questo caso la creatura è il Dr. Brand divenuto pazzo a causa di una pressione esercitata dal cranio su una zona del cervello e guarito con il trapianto in nuovo corpo.Operazione che lo rende di nuovo savio ma anche un diverso e un mostro.Toccante la scena in cui si presenta dalla moglie e le parla nascosto da un paravento per non farsi vedere,con quest’ultima che si rifiuta di riconoscerlo.(Scena ben interpretata da Freddie Jones)Al rifiuto segue la rabbia e la decisione di vendicarsi di Frankenstein che porta ad una delle più intense e belle sequenze di regolamento dei conti del cinema.Finalmente Frankenstein trova un avversario degno di lui.Il film possiede un livello di violenza più alto rispetto ai capitoli precedenti ma che non arriva mai a sfiorare lo splatter.(pur offrendo anche una decapitazione in pieno centro di Londra.)Fisher dirige la suspense in modo raffinato,basti pensare alla sequenza in cui a causa di un guasto idrico Veronica Carlson deve evitare che gli operai accorsi per la riparazione scoprano il corpo di una delle vittime del barone.Un momento di pura suspense e tensione.Dopo questo capitolo la Hammer avrebbe cercato di rinnovare la saga di Frankenstein con un remake del primo capitolo influenzato dalle mode giovanili Gli Orrori di Frankenstein.Ma fu un clamoroso flop,alla fine l’unico vero Frankenstein Hammer è quello di Fisher e Cushing.

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Il Vampiro che ride (2000)

by morettafra on nov.01, 2011, under La Biblioteca del Vampirologo, Recensioni Fumetti, Vampiri


Manga.Fumetti malscritti,infantili e con anatomie del tutto inventate.Spesso è questo quello che pensano superficialmente molte persone.(Che in quanto a conoscenza del medium non vanno oltre i fumetti per ragazzini)
Ma come l’appassionato ben sa in realtà esiste un intero universo di storie e autori poco conosciuti e pubblicati nel nostro paese.Pensando all’horror mi vengono in mente ad esempio Kei Kusunoke,autrice di quel Onikirimaru che è uno dei migliori titoli horror nipponici oppure a Junji Ito creatore di figure mostruose e racconti realmente disturbanti.E poi c’è Suehiro Maruo.Classe 1956 nato a Nagasaki,Maruo non è un autore facilmente inquadrabile in un genere o in un qualche classificazione.Alcuni vi diranno che i suoi racconti sono Horror,per altri è un esponente dell’ero-guro (genere che mischia erotismo malsano e violenza estrema.Infine per certe persone i suoi lavori sono spazzatura morbosa.All’inizio della sua carriera Maruo cerco di pubblicare i suoi primi lavori sulla famosa Weekly Shonen Jump,ma gli editor li rifiutarono perchè troppo particolari.Maruo fini così a lavorare negli ambienti underground collaborando con la rivista Garo,divenendone un autore fisso insieme ad altri maestri del fumetto nipponico come Shigeru Mizuki e Sanpei Shirato.(creatori rispettivamente di Ge-Ge-Ge-no Kitaro e Kamui)Malconsiderato come autore dalla critica giapponese per la crudezza dei suoi lavori Maruo è stato rivalutato solo recentemente.
Ma veniamo a Il Vampiro che Ride o Warau Kyūketsuki.Si tratta di un lavoro recente dell’autore rispetto ad altri suoi racconti,ma come molti altri ha per protagonisti dei ragazzi,dei giovani.(Caratteristica ricorrente in altre sue opere poichè come dichiarato dallo stesso Maruo,non trova interessante scrivere del mondo adulto)Ma a differenza della rappresentazione spesso stereotipata e politicamente corretta che in Occidente hanno i media della gioventù Maruo preferisce invece raffigurare i suoi ragazzi adolescenti con un crudo realismo.ragazzi smaliziati che si drogano e bullizzano spietatamente i più deboli o che si prostituiscono per comprare abiti firmati.Il tutto senza sproloquiare in giudizi morali o sermoni.Qui in questo ambiento seguiamo le peripezie di tre adolescenti i cui destini si intreccieranno:Konosuke Mori iniziato al vampirismo da Rakuda una vecchia strega-vampiro di 130 anni,Luna Miyawaki una giovane che porta su di se i segni di un trauma infantile e infine Sotoo Henmi praticamente un giovane serial killer in erba.
La descrizione del vampirismo da parte di Maruo è particolare,scordatevi zanne o bare il suo vampirismo è un male oscuro,la terra che rifiuta i deceduti di morte violenta condannandoli così ad una vita di oscurità.Come scoprirà Konosuke quando nei primi tempi cercherà di mantenere una facciata di normalità trovandosi costretto ad indossare una bardatura alla Elephant Man per non essere ustionato dal sole.E suscitando cosi pettegolezzi e fantasie morbose.D’altro canto i ritrovamenti delle sue vittime finiscono con l’influenzare negativamente Sotoo che già avviato alla vita da serial killer e colpevole di incendio doloso finirà con il sprofondare in una serie di allucinate fantasie necrofile.E finira anche per attirare a sè Luna che a causa del suo trauma vede la sessualità come una forma di vampirismo.La vicenda poi prosegue con un secondo capitolo più action in cui entra in scena un secondo gruppo di vampiri.
Lo stile di Maruo si rifà alle figure del teatro e della pittura classica giapponese con contaminazioni dall’espressionismo e dai film in bianco e nero.Maruo spesso cità i classici come all’inizio del secondo volume dove l’entrata in scena di Luna e Konosuke ad un ballo in maschera richiama l’entrata in scena di Erik ne Il Fantasma dell’Opera del 1925.Se siete in cerca di una lettura particolare e interessante questo volume fà decisamente per voi.
NOTA.Pubblicato anni fa dalla Coconino Press Il Vampiro che Ride è ormai introvabile,ma fortunatamente si trova facilmente in rete in lingua inglese.

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