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Racconti

La Lunga Caccia-Capitolo 2

by morettafra on gen.29, 2012, under Racconti


A differenza degli altri bambini Jeanette non si stava divertendo. Cosa c’era di divertente nello sgattaiolare fuori di casa a quell’ora della notte?Faceva freddo e se i suoi genitori si fossero accorti che non stava dormendo l’avrebbero punita severamente. In più il giorno dopo doveva aiutare sua madre nei lavori e quindi sarebbe stato meglio se avesse potuto dormire un pò. Ma suo fratello aveva avuto la brillante idea di uscire e vedere l’uomo nero di cui parlavano gli adulti da qualche tempo,quello che stava prendendo i bambini di Aigues-Mortes.Lei non voleva venire ma suo fratello aveva iniziato a prenderla in giro davanti agli altri dicendo che era una codarda e prima che potesse impedirselo gli aveva risposto che non era una codarda ,che sarebbe venuto a vederlo anche lei il suo stupido uomo nero. E cosi stavano girando al buio per i campi aspettando che succedesse qualcosa. Più che altro Jeanette sbuffava sperando che qualcuno non li scoprisse. Ad un tratto il silenzio era stato interrotto da un suono. I bambini alzarono le teste incuriositi,cercando di capire cosa fosse. Il suono inizio lentamente a crescere tramutandosi in una voce. Jeanette la sentiva chiaramente prometterle ogni genere di dolci,di balocchi. Nessuno l’avrebbe più picchiata o fatta lavorare tutto il giorno,sarebbe stata felice. Anche gli altri si sentivano ripetere simili promesse e ogni secondo che passava la voce diventava più gentile e suadente. Come tanti soldatini i bambini iniziarono a seguire la voce allontanandosi sempre di più dalla cinta di mura e dirigendosi verso gli acquitrini…
Seguendo le istruzioni di Jozsa Giuseppe si era portato dietro solo due dei suoi uomini, il primo Marco non aveva pronunciato una parola per tutto il viaggio limitandosi ad osservare la campagna dalla carrozza perso in chissà quali riflessioni,mentre il secondo Francesco aveva discusso con lui. Era emozionato all’idea di fare la festa ad un monarca. La carrozza l’avevano requisita al sindaco che qualche giorno prima gli aveva ospitati. Sulle prime quest’ultimo non la prese bene ma “gentilmente” Marco gli aveva spiegato le loro ragioni convincendolo della loro bontà. In pratica gli aveva rotto il naso con un manrovescio sotto gli occhi sconcertati di Giuseppe (che avrebbe preferito convincerlo con metodi più pacifici ed era sicuro che una volta partiti l’uomo li avesse denunciati come ladri).
Il viaggio era stato noioso e quando avevano iniziato a profilarsi i primi acquitrini Francesco aveva sbottato: “Ma dove ci sta mandando quell’ungherese in una palude?Cazzo!”.Come a smentirlo erano giunti davanti ad una cinta di mura che circondava il loro obiettivo. Jozsa gli aveva detto che Aigues-Mortes era un borgo ma si era dimenticato di aggiungere che era anche fortificato pensava Giuseppe.
Trovare la locanda non era stato difficile,quante c’è ne potevano essere in un piccolo borgo come quello?E con un cervo verde come insegna. Difatti eccola lì,una comunissima locanda come tante altre. Entrando Giuseppe era titubante,Jozsa era dentro che lo aspettava oppure giaceva morto da qualche parte o peggio…
La locanda puzzava di legno vecchio ed umidità. Giuseppe inizio a farsi largo tra gli avventori (soprattutto contadini in cerca di ristoro dal lavoro) seguito da Marco e da Francesco che starnutiva e indirizzava bestemmie all’ungherese. In risposta una voce esclamò: “Chi mi chiama con tanto fervore?”. I tre si girarono e videro un uomo con barba e capelli grigi un po’ malmesso che li salutava da un tavolo in fondo alla stanza. Jozsa!”Quindi c’è l’ha fatta” penso Giuseppe. L’ungherese li invito a sedersi al suo tavolo e con un ghigno disse rivoltò a Francesco “Vedo che mi stimi ancora molto ragazzo”. Francesco si limitò solo a sbuffare.
“Prego sedetevi cari amici e ordinate pure qualcosa da bere e mangiare .Ne avrete bisogno dopo il viaggio,rifocillatevi amici miei!”
“In verità preferirei prima parlare del motivo per cui ci hai chiamati qui Ferenc”
“Prima il dovere e poi il piacere come sempre Giuseppe eh?Ma quei due non mi sembrano pensarla come te” gli rispose Jozsa indicando Marco e Francesco.
“Allora mentre loro due si rifocilleranno noi due parleremo fuori” disse Giuseppe indicando la porta.
A malincuore Jozsa si alzo e usci dalla locanda insieme a Giuseppe. L’aria fredda li punzecchiava costringendoli a stringersi nei loro cappotti. Giuseppe parlò per primo.
“Sei sicuro che…”
“Sicurissimo” lo interruppe Jozsa.
“Come lo hai scoperto?” chiese Giuseppe.
“Allora se ti ricorderai né io né te per cominciare abbiamo mai creduto che fosse morto e l’incoronazione di Ferdinando sembrava  una pagliacciata per essere vera. Molto probabilmente era tutta una messinscena per permettere a Francesco I di nascondersi e mantenere il potere tramite un re-fantoccio,l’unico dei suoi figli con cui non ha mai condiviso la sua condizione di non-morto”
“D’altronde Giuseppe tu e i tuoi ragazzi avete ucciso molti dei suoi seguaci costringendolo a questa tattica. Ma…” disse Jozsa indicando teatralmente Giuseppe “qui divergevano le nostre opinioni. Per te Francesco I si nascondeva nei territori dell’impero,mentre per me se n’era allontanato scegliendo un posto più adatto alla sua condizione di vampiro”.
“Ma allora perché Aigues-Mortes” chiese Giuseppe “Quali prove hai e perché questo posto gli è più congeniale rispetto ad altri?”
“Aigues-Mortes ha una lunga tradizione di contatti con esseri occulti amico mio,le creature come i vampiri,gli insepolti,i folletti tutta la dannata stirpe della tomba hanno sempre prosperato come cavallette da queste parti. Qualcosa nella natura di questa zona li rafforza e quindi quale nascondiglio migliore per recuperare le sue forze senza che i suoi nemici lo sappiano?In quanto alle prove dimmi Giuseppe entrando in città quanti bambini hai visto?”
Giuseppe rimase per un attimo in silenzio poi disse “Quasi nessuno,ma forse sono impegnati nei campi o…”
“Mentre i loro padri pranzano alla locanda?No amico mio,da qualche settimana i bambini spariscono come se non fossero mai esistiti. E noi sappiamo chi la fa sparire e perché” .
“Si nutre dei più giovani per la loro vitalità,la loro giovinezza”
“Esatto Giuseppe sangue giovane,ricco di linfa vitale. Per non palare del fatto che potrebbe averli convertiti…Ma vieni torniamo alla locanda,abbiamo dei piani da fare e forse so da dove iniziare a cercare.”
Lentamente i due uomini rientrarono nella locanda ignorando che qualcosa li aveva spiati,un piccolo animale dagli occhi rossi.

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La Lunga Caccia-Capitolo 1

by morettafra on gen.21, 2012, under Racconti


Ecco a voi il primo capitolo del mio contributo al Risorgimento di Tenebra del gruppo Moon Base.Inizialmente doveva essere un racconto autoconclusivo con un titolo diverso L’Ultima Notte della Casa D’Asburgo.Continuando a lavorarci sopra ho finito con allungare la storia,inserire nuovi personagggi,eliminarne il finale originale (che non mi convinceva) e apportare altri cambiamenti.Da qui la decisione di pubblicare il tutto come una blog novel a cadenza settimanale.Buona lettura!
Capitolo 1

La cosa era agitata sentiva qualcuno sollevare la cassa e portarla fuori alla luce del sole. La prima sensazione che invase il suo essere fu l’odio intenso come veleno per quegli uomini,ma lentamente iniziò ad emergere la paura seguita da un moto di panico. Iniziò a scalciare contro il coperchio in modo incontrollato fino a quando il legno cominciò a spelare le sue ginocchia e le nocche delle mani. La cassa doveva essere stata sigillata mentre dormiva. Incapace di controllarsi la cosa morta alternava pensieri di odio puro a visioni di panico. Ecco che immaginava di stritolare con le proprie mani quegli uomini imprimendo le sue dita nelle loro carotidi ed ergersi trionfante su di loro,ma queste immagini duravano poco sostituite da visioni della sua morte. Gli uomini non facevano caso al battere insistente contro il coperchio ci erano abituati e sapevano che i sigilli avrebbero tenuto. A infastidirli un po’ era la teatralità con cui il loro capo aveva organizzato l’esecuzione anziché eliminare subito il non-morto voleva che prima assaporasse quella stessa paura che aveva inflitto alle sue vittime. Poi  Giuseppe gli disse di togliere il coperchio,prima di morire la cosa doveva vedere il volto del suo carnefice e per tramite doveva vederlo anche il suo creatore. Doveva essere cosi ogni volta. Le croci furono strappate,il coperchio divelto e mentre la luce bruciava l’essere l’ultima cosa che vide furono gli occhi freddi di Giuseppe Mazzini scrutarlo e giudicarlo. Presto il buio inghiotti la coscienza del non-morto mentre i suoi resti si riducevano in cenere emanando odore di carne bruciata e decomposizione.
Una volta solo nella sua stanza Giuseppe si permise di crollare. Il ricordo della luce del sole che decomponeva e bruciava quella creatura lo nauseava. Sul luogo aveva dovuto reprimere il bisogno di vomitare e rimanere impassibile altrimenti non sarebbe riuscito a svolgere il suo compito. Si trovavano in un paese di campagna in Lombardia ospiti presso il sindaco che aveva acconsentito di malavoglia,non mancando di apostrofarli aspramente di essere dei banditi. Ma ora che il mostro che nelle settimane precedenti aveva seminato corpi dissanguati per i campi era stato annientato l’uomo non aveva più nulla da ridire. Giuseppe sperava che se ne stesse zitto e non li denunciasse alle autorità. Stanco com’era avrebbe voluto dormire ma la lettera che uno dei suoi ragazzi gli aveva consegnato prima dell’esecuzione non glielo permetteva. Era firmata Jozsa e già questo prometteva guai. Giuseppe si ricordava di quando aveva incontrato l’ungherese a Marsiglia e insieme si erano occupato di un caso,di una dama pallida. Acuto,abile e più esperto di lui nel dare la caccia ai vampiri ma decisamente portato a cacciarsi nei guai. Nonostante tutto si costrinse a leggere:
Caro Giuseppe
Ti avevo promesso che sarei riuscito a trovarlo ricordi?Non è stato facile e ho dovuto affrontare numerose difficoltà ma infine ho trionfato. Avevi ragione nel trovare sospetta l’incoronazione del bamboccio,lui non avrebbe mai rinunciato al potere e al titolo visto che genere di creatura è in realtà. Ha cercato di confonderci. Di fatto è lui che comanda ancora ben nascosto.E ora so dove si trova. In Linguadoca in un piccolo borgo chiamato Aigues-Mortes. Ti aspetto nella locanda del posto (ha un cervo verde per insegna).Porta con te tre uomini e non di più,troppi attirerebbero l’attenzione. Nel caso non mi presenti significa che mi hanno preso. In quel caso vattene. Saluti
Jozsa”
Giuseppe non riusciva a crederci quel pazzo sconsiderato,quel meraviglioso folle c’è l’aveva fatta. Doveva assolutamente riposarsi in vista di quello che lo aspettava. Niente più cacce e scontri con servitori,no finalmente avrebbe affrontato il maestro,finalmente avrebbe potuto piantare un piolo acuminato nel cuore putrido di FrancescoI.

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