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La Lunga Caccia-Capitolo 1

by morettafra on gen.21, 2012, under Racconti


Ecco a voi il primo capitolo del mio contributo al Risorgimento di Tenebra del gruppo Moon Base.Inizialmente doveva essere un racconto autoconclusivo con un titolo diverso L’Ultima Notte della Casa D’Asburgo.Continuando a lavorarci sopra ho finito con allungare la storia,inserire nuovi personagggi,eliminarne il finale originale (che non mi convinceva) e apportare altri cambiamenti.Da qui la decisione di pubblicare il tutto come una blog novel a cadenza settimanale.Buona lettura!
Capitolo 1

La cosa era agitata sentiva qualcuno sollevare la cassa e portarla fuori alla luce del sole. La prima sensazione che invase il suo essere fu l’odio intenso come veleno per quegli uomini,ma lentamente iniziò ad emergere la paura seguita da un moto di panico. Iniziò a scalciare contro il coperchio in modo incontrollato fino a quando il legno cominciò a spelare le sue ginocchia e le nocche delle mani. La cassa doveva essere stata sigillata mentre dormiva. Incapace di controllarsi la cosa morta alternava pensieri di odio puro a visioni di panico. Ecco che immaginava di stritolare con le proprie mani quegli uomini imprimendo le sue dita nelle loro carotidi ed ergersi trionfante su di loro,ma queste immagini duravano poco sostituite da visioni della sua morte. Gli uomini non facevano caso al battere insistente contro il coperchio ci erano abituati e sapevano che i sigilli avrebbero tenuto. A infastidirli un po’ era la teatralità con cui il loro capo aveva organizzato l’esecuzione anziché eliminare subito il non-morto voleva che prima assaporasse quella stessa paura che aveva inflitto alle sue vittime. Poi  Giuseppe gli disse di togliere il coperchio,prima di morire la cosa doveva vedere il volto del suo carnefice e per tramite doveva vederlo anche il suo creatore. Doveva essere cosi ogni volta. Le croci furono strappate,il coperchio divelto e mentre la luce bruciava l’essere l’ultima cosa che vide furono gli occhi freddi di Giuseppe Mazzini scrutarlo e giudicarlo. Presto il buio inghiotti la coscienza del non-morto mentre i suoi resti si riducevano in cenere emanando odore di carne bruciata e decomposizione.
Una volta solo nella sua stanza Giuseppe si permise di crollare. Il ricordo della luce del sole che decomponeva e bruciava quella creatura lo nauseava. Sul luogo aveva dovuto reprimere il bisogno di vomitare e rimanere impassibile altrimenti non sarebbe riuscito a svolgere il suo compito. Si trovavano in un paese di campagna in Lombardia ospiti presso il sindaco che aveva acconsentito di malavoglia,non mancando di apostrofarli aspramente di essere dei banditi. Ma ora che il mostro che nelle settimane precedenti aveva seminato corpi dissanguati per i campi era stato annientato l’uomo non aveva più nulla da ridire. Giuseppe sperava che se ne stesse zitto e non li denunciasse alle autorità. Stanco com’era avrebbe voluto dormire ma la lettera che uno dei suoi ragazzi gli aveva consegnato prima dell’esecuzione non glielo permetteva. Era firmata Jozsa e già questo prometteva guai. Giuseppe si ricordava di quando aveva incontrato l’ungherese a Marsiglia e insieme si erano occupato di un caso,di una dama pallida. Acuto,abile e più esperto di lui nel dare la caccia ai vampiri ma decisamente portato a cacciarsi nei guai. Nonostante tutto si costrinse a leggere:
Caro Giuseppe
Ti avevo promesso che sarei riuscito a trovarlo ricordi?Non è stato facile e ho dovuto affrontare numerose difficoltà ma infine ho trionfato. Avevi ragione nel trovare sospetta l’incoronazione del bamboccio,lui non avrebbe mai rinunciato al potere e al titolo visto che genere di creatura è in realtà. Ha cercato di confonderci. Di fatto è lui che comanda ancora ben nascosto.E ora so dove si trova. In Linguadoca in un piccolo borgo chiamato Aigues-Mortes. Ti aspetto nella locanda del posto (ha un cervo verde per insegna).Porta con te tre uomini e non di più,troppi attirerebbero l’attenzione. Nel caso non mi presenti significa che mi hanno preso. In quel caso vattene. Saluti
Jozsa”
Giuseppe non riusciva a crederci quel pazzo sconsiderato,quel meraviglioso folle c’è l’aveva fatta. Doveva assolutamente riposarsi in vista di quello che lo aspettava. Niente più cacce e scontri con servitori,no finalmente avrebbe affrontato il maestro,finalmente avrebbe potuto piantare un piolo acuminato nel cuore putrido di FrancescoI.

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